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BACHECA

"Suoni dal passato" FRANCO CAROTTI A DIECI ANNI DALLA MORTE. IMMACOLATA ESPERIENZA DI SERVIZIO
 VI Rassegna organistica "Suoni dal passato"
Sabato 8 luglio 2000 - ore 21.15

STAFFOLO
COLLEGIATA DI S.FRANCESCO

Organo : Andrea Macinanti
Trombe antiche : Igino Conforzi

Musiche di: Fantini, Frescobaldi, Froberger, Lully, Fischer, Alcock, Cabanilles e altri.

Martedì 29 agosto 2000 - ore 21.15

STAFFOLO
COLLEGIATA DI S.FRANCESCO

Organo : Liuwe Tamminga

Musiche di: Scheidt, Frescobaldi, Alberti, Zipoli, Martini, Rossini, Morandi e altri.

Giovedì 21 settembre 2000 - ore 21.15
Concerto in onore del 25° d'episcopato di P.Oscar serfilippi

JESI
CATTEDRALE

Organo : Simone Baiocchi

Musiche di: Bach, Frank, Bartolucci

Domenica 29 ottobre 2000 - ore 18.30

S.PAOLO DI JESI
Parr. "S.PAOLO APOSTOLO"

Organo : Orante Bellanima

Musiche di: Gabrieli, Frescobaldi,Galuppi, Kerll,  Zipoli, Pergolesi e altri.

FRANCO CAROTTI A DIECI ANNI DALLA MORTE. AL PALAZZO DEI CONVEGNI

Franco giunge tardi alla pittura. La visione del cammino che la sua produzione percorre sembra un voler fare i conti con l’arte visiva contemporanea, rivivendone, sia pure con un modo tutto personale, le tappe. Che poi i critici avvertissero a volte riferimenti a correnti o ad artisti mentre a volte non potevano non sottolineare la vena di originalità e lo spunto creativo che emergeva non sorprende. Chi si muove da un ambiente di provincia come il nostro e tenta di dire qualcosa che nell’arte moderna non può che essere nuovo, deve percorrere molto cammino. E di percorso Franco ne ha fatto non poco muovendo dalla geometrizzazione rigorosa per finire nelle forme che il curatore della mostra ha chiamato sculture barbariche. Il percorso che, data la partenza, sembrava segnare ritardi in realtà approda ad intuizioni profetiche. La cultura del secolo che è finito, sia quella che è stata chiamata analitica come quella che qualcuno ha chiuso nell’etichetta di continentale ha dovuto fare i conti, dopo la crisi della scienza e delle ideologie, a sconcertanti esiti religiosi che Franco aveva intuito. E’ stato un cammino che ad esempio la casa editrice Adelphi ha percorse con la sua saggistica muovendo dalla crisi Mitteleuropea della fine del XIX secolo e io ricordo la lettura appassionata che Franco fece del saggio di R.Calasso: Le nozze di Cadmo e Armonia e di opere simili nelle quali, dopo la lunga frequenza della astratta geometrizzazione, il ricupero del mito sosteneva un nuovo linguaggio con il quale dire le sensazioni nuove che stavano facendosi strada nel suo animo. L’arte di Franco va legata più che alla scabrosità apocalittica dei segni duri delle sue sculture come si trattasse di letture della fine di un secolo che ormai erano nell’aria, alla ruvidità ascetica delle forme e dei materiali e al dire simbolico del suo linguaggio; premonizione di un nocciolo duro del mistero della vita e del suo senso religioso da non illudersi di ritrovare in facile pietismo consolatorio, anche se scandito da recondite emotività mistiche.

Dio parla ma il roveto è ardente e brucia come i chiodi che lo rappresentano e feriscono come la voce, se la si vuol sentire, voce che esce dalle fiamme dello stesso roveto. Sullo stesso balcone naturale delle nostre colline il tramonto può anche essere letto romanticamente ma per il contadino affaticato esso è avvicinarsi del buio o speranza di riposo e la " figuretta" con l’immagine sbiadita fatto di folclore o acqua che disseta dall’arsura della fatica e del dolore.

Mi impressiona quel polittico sigillato che ha alla base le cesoie; quali tagli bisognerà fare, quali connivenze bisognerà spezzare perché l’immagine torni a splendere della sua bellezza come l’Immacolata che si fermava ad ammirare e della quale ripeteva la tagliente falce della luna che nel quadro di G. Brandi la Madonna tiene sotto i suoi piedi secondo la visione giovannea riportata nell’Apocalisse? A ben guardare si hanno intelaiatura cristiane dove le icone sono assenti o se si fanno presenti è nel linguaggio del rimando simbolico. Forse è solo una mia impressione, ma a me sembra che le forme simboliche siano quelle dell’ascolto, quasi antenne spaziali aperte al dirsi del mistero, forme simboliche dell’ascolto che sole possono preparare le figure nuove con le quali le Icone apparecchiate si arricchiranno di un nuovo incarnarsi del mistero di Dio nell’immagine dell’uomo. Invito all’uomo a riporsi le domande si senso, a chiedersi il perché della fuga del bello ma a chiederselo ascoltando se stesso e interrogando il mistero che è in lui.

Esposta provvisoriamente fino al 16 luglio, in omaggio a Franco Carotti nel Palazzo dei Convegni è stata restaurata una stupenda

IMMACOLATA

La tela è opera della maturità del pittore di Poli (Ro) GIACINTO BRANDI.

Attorno al 1680 quasi contemporaneamente alla pala dell’altare maggiore, il Card.Alderano Cybo inviava a Jesi per l’Oratorio Femminile questa Immacolata. L’opera che è rimasta inedita anche per le sue precarie condizioni di conservazione (e solo ora è finalmente restaurata), si impone come un prodotto della maturità dell’artista di Poli.

Nella allungata figura della Vergine, accampata contro il cielo, è avvertibile l’evoluzione in senso classico che contraddistingue il vasto operato del Brandi dopo il 1670 (notevole è l’affinità tipologica con la Sacra Famiglia e la visione della Croce dipinta dal Brandi per la Chiesa di S. Bartolomeo ad Ancona e oggi conservata nella Pinacoteca della città); ma il tratto saliente è il turgore barocco che gonfia i panneggi della figura, e ne fa forse un punto di massimo avvicinamento all’operato del Baciccio, cui Brandi mostra di accostarsi nei primi anni ottanta, epoca appunto del quadro jesino"(L.Arcangeli). La concentrata attenzione dello "sguardo – ascolto" apertura estatica alla "parola – musica" di Dio sembra ricordare l’estasi musicale della S.Cecilia di Raffaello che il Brandi certamente avrà visto a Bologna, mentre la tavolozza dai colori freddi che il pittore sceglie in contrappunto alle volute barocche del panneggio è quasi sintesi e contrappunto tra melodia e tono.

ESPERIENZA DI SERVIZIO

Se hai almeno 17 anni e il desiderio di vivere un tempo di preghiera unito al concreto aiuto a persone spesso emarginate, puoi fare un'esperienza presso il cottolengo di Firenze. Puoi contattare Sr. Maria Rosa al numero 0731 813408