Testimoni


DON FATMIR GJIMARAJ

Albania

Tra le storie che si possono raccontare, quella di don Fatmir ha dell'incredibile, essendo una storia che ci arriva dalla realtà controversa dell'immigrazione clandestina.

A 18 anni, nel 1991, Fatmir lasciò a nuoto l'Albania con la prima ondata di uomini e donne in fuga dal regime totalitarista, sognando di cambiare vita in Italia.

Dopo cinque chilometri percorsi a bracciate, una vecchia carretta del mare lo raccolse dalla acque gelide a Brindisi, poche ore prima che giungesse la "Vlora", la nave stracolma rimasta il simbolo dell'immigrazione clandestina in Italia.

Poi a Trivigno, piccolo centro lucano dove aveva trovato posto come barbiere, Fatmir si lasciò incuriosire dalla chiesa che domina il paese. Provenendo da un Paese comunista non sapeva niente di Cristo e del suo Vangelo. Vi entrò…ed oggi è, da due anni, sacerdote della diocesi di Potenza.

La straordinarietà della storia di don Fatmir non sta solo nel fatto che un giovane albanese sia riuscito a realizzare la sua vita in Italia, né che sia diventato sacerdote, ma risiede principalmente nel fatto che sia diventato sacerdote di una Diocesi italiana.

Don Fatmir rovescia ogni luogo comune per cui i Paesi ricchi sono i benefattori di quelli poveri. Con lui l'Italia non solo accoglie un bravo giovane, ma fruendo del suo lavoro di consacrato, supplisce alla carenza di sacerdoti autoctoni.

Per la prima volta a Jubilmusaic, Don Fatmir Gjimaraj sarà testimone durante il meeting dei ragazzi di venerdì mattina e concelebrerà la S. Messa Solenne di domenica, offrendo segno tangibile della comunione ecclesiale nella diversità delle singole esperienze umane.