Diocesi di Ventimiglia - San Remo
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La Valle Nervia
 
La cartina della Diocesi
II torrente Nervia, sfocia in mare tra Piani di Vallecrosia e Ventimiglia, dopo un corso più o meno ortogonale alla costa e non più lungo di trenta chilometri. La valle si apre dunque tra il crinale che scendendo da Perinaldo ha un'ultima impennata nella rocca di Siestro, e quello che si distacca dalle estreme propaggini del monte Abellio (m 1016) e divide la vai Nervia dalla valle del Roja. Il torrente, che con azione congiunta ai movimenti tettonici di ere preistoriche ha scavato la valle, nasce dalle pendici meridionali dei monti Toraggio e Pietravecchia e già a Buggio è arricchito dall'apporto di numerosi ruscelli alpestri. Tributari del Nervia sono anche alcuni torrenti che danno origine a valli laterali di qualche consistenza.

Poco prima di Isolabona, dal versante di destra, entra nel Nervia il Barbaira, che ha le sorgenti sul versante Sud di passo Muratone (m 1158) e del passo dell'Arpetta (m 1612). Questo torrente col nome di Sgorea attraversa la grande foresta demaniale di Testa d'Alpe e poco prima della confluenza riceve le acque del rio d'Oggia.

Dal versante sinistro della valle entrano nel Nervia i torrenti Gordale, che forma la valle in cui si trova Castelvittorio, il torrente Bonda che ha le sorgenti sulle pendici Sud del monte Ceppo (sulla sua valle si affaccia Baiardo), il rio Mandancio o Merdanzo, che forma la valle compresa tra la costa di Perinaldo, il monte Bignone, il passo delle Saline (m 1299), quello di Ghimbegna e il crinale di Baiardo. Si getta nel Nervia a Isolabona.

Come su altre valli del versante marino del Ponente ligure, anche la val Nervia risente, nel clima e nei suoi effetti sulla vegetazione, della presenza del mare. Lungo lo sviluppo della valle, perciò, l'ulivo è quasi sempre presente e sui versanti a solatio si spinge fin oltre Buggio, nella parte più interna, fino ai piedi del monte Toraggio. È questa la caratteristica costante del paesaggio della val Nervia, ma all'ulivo si associano all'improvviso macchie di piante a foglia caduca e, nella media e bassa valle, colture di vigneti. Frequente è anche la comparsa, sui terreni acclivi dei due versanti, trasformati dai terrazzamenti, la coltura di verde per mazzeria o di fiori da taglio, come le mimose, che all'inizio della primavera segnalano la loro presenza con l'oscillare al vento dei fitti pennacchi gialli.

Nella parte alpestre della valle vi sono alcune emergenze paesistiche di grande interesse. La foresta demaniale del Gouta si distende nella vasta conca dove si trovano le sorgenti e il corso montano del torrente Sgorea. Si raggiunge deviando, poco prima di Pigna, sulla sinistra e salendo al valico, dove passavano i greggi che da Briga Marittima scendevano al mare, lungo una delle secolari vie della transumanza. Il turista è affascinato dal mutare della vegetazione, in un rapido susseguirsi di tornanti: la consociazione boschiva mediterranea, con le lame argentee degli uliveti incastonate tra il verde dei castagni, le macchie scure dei lecci e il verde graduato di altre specie submontane, cede il passo, verso la gola del Gouta, al grande bosco di abete bianco. La splendida conca di Margheria dei Boschi è il punto d'appoggio ideale per le escursioni tra il verde. Siamo a pochi chilometri dal mare eppure l'ambiente è severo, alpestre e non è difficile udire, nel silenzio assoluto della foresta, il grido del falco o il tambureggiare del picchio sul tronco degli abeti. Peccato che gli inviti al rispetto del bosco siano poco ascoltati.

Lungo la strada che dalla val Nervia sale a Colla Langan, punto di valico con la confinante valle Argentina, i fianchi della montagna oltre Buggio sono completamente ricoperti da un fittissimo bosco mediterraneo.

È un altro prodigio botanico della val Nervia: siamo sui mille metri e oltre; sulla sinistra i monti Toraggio, Pietravecchia e Grai mostrano le loro pareti incombenti, nei cui anfratti la neve resta fino a primavera inoltrata, eppure il versante meridionale della costa, su cui si sviluppa il percorso della strada, è interamente ricoperto fin verso i 1200 metri da eriche, corbezzoli, pinastri, cisti, soprattutto da lecci, che formano macchie più scure, in contrasto cromatico con le altre specie botaniche e con i riquadri del pascolo.

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