Diocesi di Ventimiglia - San Remo
La Valle Argentina
Orientata da Nord a Sud, con una piega a Nord-Ovest nel tratto superiore, racchiusa interamente in una lunghezza inferiore ai 40 chilometri, la valle Argentina consente al turista di trasferirsi in poco tempo dalle assolate spiagge del litorale ai pascoli montani e alle vette lungamente innevate del Saccarello: una bella carta da visita, specie nei mesi estivi, quando la frescura dei monti e dei boschi è particolarmente apprezzabile. Caratteristica valle dal profilo a V, chiusa nella parte bassa e media tra displuviali piuttosto acclivi, dopo Molini di Triora l'orizzonte si allarga spalancandosi sul lungo massiccio del monte Saccarello e frantumandosi in vallette minori. Il Saccarello, con la serie di cime che vanno fino al monte Monega (m 1.780), passando per il Fronté (m 2.153), il colle del Garezzo (m 1.745), la cima dell'Ortica (m 1.845), forma una barriera contro i venti freddi, sicché il clima della valle, aperto verso il mare a Sud, protetto a Nord, pur nella varietà dovuta ai limiti altitudinali e all'esposizione dei versanti, è stabile, non soggetto ad improvvisi e grandi cambiamenti, continuamente difeso dai venti freddi. È per questo che l'ulivo, pianta niente affatto montana, ha risalito la valle, grazie anche alla protezione dell'uomo, fin sotto l'abitato di Triora, quasi a 700 metri sul livello del mare e vive benissimo sui versanti meridionali della costa dove si trovano Corte, Andagna e Glori e attorno all'abitato di Molini di Triora. I versanti settentrionali della media e alta valle sono invece rivestiti di castagneti, un tempo da frutto, oggi inselvatichiti e misti ai boschi cedui. Un'altra prova del clima eccezionale della valle è la presenza di lecci, ancora una pianta mediterranea, nella gola dell'Argentina attorno al ponte di Loreto.
Le strade di accesso alla valle Argentina sono numerose. Chi si trova a Taggia può risalire la valle lungo la Statale 548. Tipica strada di fondovalle, costeggia il torrente, discostandosene solo nel tratto Montalto Ligure-Agaggio Inferiore. Ma una variante più stretta, con la diramazione per Aigovo, continua a correre in questo tratto lungo il torrente, prima sulla riva destra, poi su quella sinistra, consentendo di vedere da vicino uno dei tratti più belli dell'Argentina. La strada del fondovalle, sebbene incassata tra versanti piuttosto scoscesi, almeno fino a Molini, offre scorci panoramici di grande suggestione, specie quando compaiono gli agglomerati di Badalucco e di Montalto. E' il primo contatto con l'ambiente umanizzato della valle, che nel viaggiatore attento alle bellezze paesistiche e ai valori architettonici e ambientali lascia subito un segno. La strada porta a Triora dove esistono collegamenti con i centri minori dell'alta valle. Da Loreto, passando il ponte «sospeso» si arriva a Cetta. Se si prosegue nel fondovalle, tra pareti calcaree a picco sulla strada, si tocca il paese di Greppo e si raggiungono Realdo e Verdeggia. Da Realdo la strada, non più asfaltata, sale a Borniga (m 1.200), al Pin (m 1.367), all'Abenin (m 1.388) e alla colla bassa di Sanson (m 1.692), dove corre il confine con la Francia e si distacca la deviazione per Briga. Le strade odierne di questa regione si sono sostituite agli antichi percorsi dei pastori di Realdo e Verdeggia, che su questi monti si trasferivano a vivere all'inizio dell'estate e avevano con Briga (a cui Realdo appartenne fino al 1947) frequenti traffici per lo scambio di merci. I segni di quella frequentazione e delle trasformazioni del suolo operate dall'uomo sono visibili dappertutto. A Borniga un nucleo di case con le caratteristiche dell'architettura alpestre si accentra attorno alla chiesa della Madonna della Neve; più avanti, al Pin e all'Abenin altri casolari, ricoveri per il bestiame, recinti circolari in pietra («vastére») per le pecore, tratti abbandonati di mulattiera. La vegetazione di pini silvestri, larici, abeti muta nelle diverse gradazioni dei verdi e in autunno si arricchisce di gialli e di rossi dei larici, dalla foglia decidua. In estate, nelle radure del sottobosco il sole esalta le macchie dei rododendri e della lavanda, spontanea su questi monti. Da Triora una sterrata porta a Monesi, ma va tenuto conto che si devono raggiungere il passo della Guardia e Carezzo (m 1.801) e che la strada nel tratto terminale corre in diagonale sul versante meridionale del massiccio del Saccarello, senza troppe protezioni a valle... Strada panoramica, senza dubbio, specie quando nei pressi del passo della Guardia si avvicina alla rocca Barbone, ma da percorrersi con qualche cautela.
Poco prima di Badalucco, in prossimità del Vecchio Frantoio, sulla sinistra, c'è la deviazione della valle Oxentina. La strada, tutta asfaltata, sale a tornanti tra i muri a secco delle fasce e gli uliveti. Raggiunge la deviazione per il santuario della Madonna della Neve, dove il terreno si fa scaglioso e fiorito in estate di ginestre e di cisti, poi prosegue per Argallo e Vignai, in mezzo a terrazzi coltivati a vigneto e a boschi di castagno, fin quando arriva al passo di Ghimbegna (m 898) dove sono le diramazioni per San Giovanni dei Prati, Baiardo e la valle Armea. A Montalto c'è la deviazione per Carpasio, da dove la strada prosegue per il colle di Oggia (m 1.167), arrivando a San Bernardo di Conio e da qui a Rezzo, in valle Arroscia e nella valle Impero. Le valli di Imperia e quelle di Albenga risultano così collegate con la valle Argentina da questa strada, che alzandosi oltre i mille metri offre orizzonti molto ampi e grande varietà di piani vegetali. Poco prima di Molini, sulla destra, si trova la deviazione per Andagna. Anche da questo centro si può raggiungere San Bernardo di Conio attraverso il passo di Teglia (m 1.387). La strada è in parte asfaltata in parte sterrata e attraversa ambienti montani molto belli. Bisogna naturalmente visitare Andagna e sulla strada, poco oltre il paese, due cappelle campestri con portico in pietra vista: la cappella di San Bernardo, con affreschi del 1436 e il piccolo santuario di Santa Brigida. A Molini di Triora dalla statale si distacca la strada per colla Langan (nel Ponente ligure le linee di valico sono spesso chiamate «colla») nodo stradale di una certa importanza, perché rappresenta un punto di collegamento tra le valli Argentina e Nervia e di intersezione tra le strade che conducono a San Giovanni dei Prati, a Baiardo, in valle Armea e voltando a destra si arriva a colla Melosa. Sono tutte strade raccomandabili al turista sotto il profilo paesaggistico, ma non si manchi di osservare quanto rimane delle trasformazioni del paesaggio operate dall'uomo. Per esempio, il tratto che da Molini risale la costa di fronte a Triora passa in mezzo ad un vastissimo castagneto dove si possono vedere seccherecci in disuso, terrazzamenti, tratti di mulattiera. È l'ambiente che i trioresi percorrevano a piedi durante la raccolta delle castagne e per recarsi in processione, con la statua di San Giovanni detto «Petitu» sulle spalle, al santuario dei Prati, sulle pendici del monte Ceppo, a 1.240 metri di altitudine. È solo da questa strada che si può vedere l'intero abitato di Triora, digradante dalla linea di costa sui campi terrazzati dell'ampia dorsale del monte Trono. Evidentissimi sono, in tutta la loro estensione e varietà, le tracce del lavoro secolare dell'uomo per trasformare in terreni coltivabili il pendio della montagna, dalla linea di costa al torrente Argentina. Più in alto, verso il valico, il castagneto si dirada e cede il posto alla faggeta. La bastionata del Saccarello si stacca nitida sullo sfondo.