IL MUSEO DIOCESANO DI ARTE SACRA
- Codex Purpureus - Galleria - Cattedrale
Attiguo alla Cattedrale, il Museo Diocesano - primo in Calabria - è stato istituito nel 1952 dall'arcivescovo Giovanni Rizzo come segno e memoria di un glorioso passato, che ha visto Rossano emergere soprattutto in età bizantina. In due sale, ottenute riattando opportunamente i locali della Sagrestia della Cattedrale, vennero raccolte testimonianze artistiche, suppellettile sacra e liturgica insieme ad altro materiale documentario di varia epoca a degna corona del Codex Purpureus, perla della cultura mondiale e gloria di Rossano e della Calabria.
Nel corso di questi anni il Museo ha avuto alcuni ritocchi strutturali, il più significativo dei quali nel 1977 ad opera dell'arcivescovo Antonio Cantisani. Nel 1985-86, in conseguenza dell'accresciuto interesse verso Rossano, a seguito anche dalla pubblicazione in fac-simile del Codex, l'arcivescovo Serafino Sprovieri avviò la ristrutturazione di un'ala del Palazzo Arcivescovile da destinare a Museo. Dopo anni di lavori intensi e mirati che hanno visto la piena collaborazione tra l’Archidiocesi, i Ministeri ai Beni Culturali e Lavori Pubblici, la Regione Calabria e la Soprintendenza ai BAAAS di Cosenza, finalmente il 9 dicembre 2000, la nuova sede del Museo potè essere inaugurata dall’arcivescovo Andrea Cassone, a coronamento delle iniziative giubilari vissute dalla diocesi.
La nuova e più ampia struttura ha consentito un allestimento più adeguato e razionale degli spazi espositivi, oltre naturalmente al recupero di molteplici altre testimonianze artistiche e storiche, prima accantonate. Nel nuovo contesto, pertanto, le collezioni sono offerte ai visitatori con successione tematica e possibilmente cronologica in modo da facilitare una fruizione spiritualmente più ordinata e significativa.
Tra gli oggetti di notevole importanza storica ed artistica si segnalano in particolare uno Specchio greco del sec. V a. C. in bronzo, rinvenuto a Rossano ai primi del Novecento; la tavola a fondo oro della Pietà (sec. XV) di scuola veneta; la Sfera greca , ostensorio cesellato in perfetto gotico della fine del sec. XV; numerosa e varia suppellettile liturgica in argento (turiboli, calici, pissidi, bacoli arcivescovili, ecc.); l' anello-sigillo erroneamente detto di S. Nilo (sec. XIII); Reliquiari in argento di varia grandezza; una statuetta dell'Achiropita in argento del sec. XVII; i Capitoli manoscritti dei Privilegi della Regina Bona Sforza alla città di Rossano (sec. XVI); varie Pergamene , tra cui la lettera di Carlo II d'Angiò all'arcivescovo di Rossano (1298); Codici musicali manoscritti e miniati del sec. XVI; un mastodontico Armadio ligneo da sagrestia del sec. XVII; un Altare ligneo del sec. XVII con colonne intarsiate; tele varie datate dal sec. XVI a salire, tra cui un S. Gerolamo, l’Ascensione, il ritratto di Urbano VII (già arcivescovo di Rossano), S. Brunone; anforette ed altri reperti archeologici; stemmi arcivescovili in marmo; il simulacro argenteo dell'Achiropita del 1768; statue in legno dei secoli XVII-XIX (Assunta, S. Nilo, S. Francesco di Paola); un Ciborio in ebano, ed altro ancora.
Interessanti e ricchi di storia e di arte sono inoltre i molti Parati liturgici di varia epoca, colore ed uso; molteplice la suppellettile sacra.
In questo vasto panorama di testimonianze artistiche, il vero gioiello del Museo, miracolo di arte miniaturistica, resta, comunque, il CODEX PURPUREUS, noto come il ROSSANENSIS, “gemma che da sola fa Museo!”.